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La pace elettrica - weloveradiorock.com

La prima volta che sentii nominare Marco Sanchioni fu grazie a una delle gloriose compilation che il Mucchio Extra allegava alle uscite trimestrali: interpretava Non è Francesca in un tributo a Lucio Battisti, circa 15 anni fa. Si era in epoca pre-social (o, quantomeno, non ne eravamo ancora così dipendenti), avevo già scordato i trascorsi radiofonici e non scrivevo di musica: c’erano tutte le condizioni perché mi scordassi di questo cantautore marchigiano.
Ma la rete consente di scovare l’impossibile e il tubo mi forniva ulteriori testimonianze, a comprovare una carriera iniziata nel 1986, anno in cui esordiva con un gruppo d’ispirazione indie, guardando sia agli U.S.A. che alla Terra d’Albione. Lasciata da parte l’esperienza con gli A Number Two e abbracciata l’idea di esprimersi in italiano, le fasi successive lo vedono transitare dal folk della formazione urbinate Gli Ossi alla definitiva veste solista, distillando lungo il percorso varie pubblicazioni di demo, ep e ben tre album.
Superata la soglia dei 50 anni, Sanchioni ha pensato di far confluire tutte le sue anime musicali in un nuovo album, non a caso intitolato “La Pace Elettrica”, quasi a sancire il dualismo tra un rock che non ha nulla da invidiare ai modelli ispirativi e ballate acustiche d’impronta cantautorale.
Inaugurato da L’Alternativo è Conformista, un brano gucciniano (certo in virtù di una certa somiglianza vocale, accresciuta dalla caratteristica pronuncia della lettera r, ma anche a livello testuale e musicale), l’album sterza subito verso La Felicità Non Può Attendere, canzone che rimanda inevitabilmente al canone di Bob Mould per quanto attiene all’atteggiamento nei confronti di un certo modo di proporre rock and roll a metà strada tra punk e pop, ma non si pensi che si tratti di pedissequa riproposizione: Marco è un autore personale anche se non nasconde le influenze.
Ed è questo, come si diceva, il leitmotiv di un disco davvero riuscito, incorniciato da una bella copertina, curato nella grafica (è allegato un libretto che riporta i testi, ed è un bene perché sono molto interessanti).
Rock d’autore (Pianeta MeravigliosoFossili e Qualcosa Che Non Ho, nella quale suonano il bassista Valerio De Angelis e Luca Bacelli al violoncello, cui si affianca la viola di Luca Nicolini), ballate acustiche, o quasi (Amore SporcoChiuso In CasaPresenza, caratterizzata da un finale acido in odor di psichedelia), incroci tra R.E.M. e Hüsker Dü (Meglio Il Giullare Del ReGiovedì Grasso), il tono declamatorio de La Terra Trema, tutta giocata sulle chitarre di Sanchioni e Simone Cardinetti (che si occupa di tutte le parti soliste), la chiusura affidata a Canzone Dei Miei Silenzi, spolverata dal piano di Alessandro Castriota, che va ad aggiungersi agli onnipresenti Diego Romagnoli (batteria)e Alessio“Vinz”Vincenzetti (basso).
Lasciatevi coinvolgere da queste canzoni sincere e limpide, che raccontano storie nelle quali possiamo identificarci o che suscitano ricordi vissuti di riflesso. E visto che è appena passato, come non sentire risuonare “dentro” le parole di Giovedì Grasso:

“Luigi aveva un sospetto,
il Pirandello reietto:
le mascherine non sono fantasia,
ma medicine per l’anestesia.
E mascherarsi quant’è reale,
il mondo è solo un grande Carnevale”.

Ma Sanchioni non si nasconde, non cede al rito della maschera: fa la sua musica, tiene concerti molto apprezzati, scrive testi intelligenti. Gran bel disco.

Massimo Perolini

weloveradiorock.com

DOLCEMENTE GRIDANDO SUL MONDO - Sound36.com

Probabilmente quando questo articolo verrà pubblicato la tempesta sarà perfetta. Il carrozzone festivaliero avrà già invaso televisioni e radio, i talent show saranno nel vivo della loro spasmodica ricerca fenomeni e qualche retrospettiva ci farà credere che dopo di lui il nulla. C’è poco da fare il mondo della musica italiana è specchio fedele di una nazione che vive su paradossi che, purtroppo, sembrano interminabili. Da un lato si cerca di imporre un nuovocostruito a tavolino e dall’altro si esalta l’anacronistico soffocando ciò che di bello, innovativo si sviluppa. Definitemi complottista ma sono sempre più convinto che l’obiettivo sia quello di consolidare gerarchie e, contemporaneamente, guidare le coscienze.
Per fortuna la libertà di pensiero e quel consequenziale vago senso di frustrazione che ne deriva, qualche volta, si traducono in buon sano rock! Dolcemente gridando sul mondo terzo album di Marco Sanchioni ne è un chiaro e limpido esempio. Album che sa conciliare una scrittura colta e abrasiva, che richiama in alcuni casi il Guccini più impegnato, con la potenza comunicativa del Rock.
Le undici tracce sono un’intima e amara visione della società a cui si contrappone la titanica resistenza di chi sa andare oltre l’apparenza delle cose. Forse Gli intellettuali non salveranno il mondo, forse siamo destinati a una Resistenza passiva e a sopravvivere vivendo ma queste undici zampate nel culo aiutano a sentirsi meno soli e, ce lo auguriamo, a far riflettere.
Da non perdere!!!

Fortunato Mannino

La riscossa del cuore (Manchild) - IndiePerCui

Rock d’autore tempestato di distorsione ponderata per il nuovo disco di Marco Sanchioni ad intraprendere un percorso di adesione totale alla musica e alla vita che si può esplorare all’interno di un viaggio chiamato amore e interessato dalla continua ricerca melodica sovraesposta alle intemperie di questi giorni. Le dodici canzoni proposte sono l’esigenza introspettiva di esplorare l’animo umano sotto diverse sfaccettature rapportando il vivere raccolto all’interno di questa società in bilico tra l’essere e l’avere. Forme mai disciplinate di canzoni che guardano oltre le possiamo trovare in pezzi come il singolone La verità, Canzone della nuova realtà, Il vecchio mondo (e quel che resta), Logica e follia e Animico nel finale. Brani che ricoprono l’etere di speranza per un album a tratti gridato, a tratti più raccolto e meditativo in un sodalizio unico e necessario con quel qualcosa chiamato vita che ci troviamo ad affrontare giorno dopo giorno.

La pace elettrica - musicmap.it

Marco Sanchioni ritorna sulla scena dopo cinque anni con un nuovo album intitolato “La pace elettrica”, e con una caratteristica essenziale che distingue il cantautore da tutti i suoi colleghi: la voglia di dire qualcosa quando c'è bisogno, di suonare veramente e sacrificarsi per dare vita ad un prodotto elegante, umile ma pieno di ispirazione. Il disco scorre molto velocemente, quasi impercettibile per certi versi, grazie anche ad una poetica che non appesantisce ma che va diritta al punto, senza fermarsi più di tanto e senza perdersi in fronzoli. “La pace elettrica” è una grande ispirazione, arrivata chissà da dove e materializzatasi in una chitarra elettrica, una acustica ed una penna che riesce a sprigionare poesia e bellezza. Tra i brani che riescono più a colpirti e ferirti dentro (senza farti male, per fortuna) troviamo sicuramente “Amore sporco”, un pezzo che sembra esser quasi un gioiello incastonato nel disco e che riesce a superare di gran lunga almeno un migliaio di brani in classifica. Ballad dolce, raffinata, piena di sentimento e cupa al punto giusto per il perfetto mix di malinconia domenicale (e non solo). L'altra faccia della medaglia del disco (quella più grezza ed elettronica) è formata da brani come ''Fossili'', anch'essa una delle tracce più belle del disco, che riesce a dare all'intera riproduzione un valore aggiunto per l'ascoltatore. In sostanza Marco Sanchioni sa come distinguersi e come trovare la propria dimensione, soprattutto adesso, nella fase matura della sua carriera. Quando tutto il resto del mondo si sgretola in banalità e musica commerciale, Marco Sanchioni riesce ad andare oltre, resiste, persiste e vince. (Domenico Carbonaro)

musicmap.it

 

10 ANNI DOPO - IL MUCCHIO SELVAGGIO di Federico Guglielmi

Racconta storie intriganti attraverso testi spesso lunghi nei quali affiorano qua e la termini inusuali e ricercati (un po’ alla Guccini per intenderci), sorretti da una classica strumentazione rock (chitarra, basso e batteria, e all’occorrenza qualche inserto di tastiere e archi) che rimanda per lo più ai R.E.M., con sporadiche esplosioni di energia e compattezza nelle quali si avvertono echi di Husker du. Una formula atipica che, a un decennio esatto dall’esordio Mite, è adesso ribadita con accresciuta efficacia in tredici brani intensi e appassionati dove amarezza e rimpianto sposano sentimentalismi mai stucchevoli, rabbia, ironia e critiche pungenti in un continuo avvicendarsi di evocatività e veemenza. Singolare pure la voce, contraddistinta dalla erre arrotondata, e alta – in quattro o cinque casi altissima – la qualità compositiva, a fornire l’immagine inequivocabile di un autore/interprete di peso.

DOLCEMENTE GRIDANDO SUL MONDO - Musicamag.com

Detto questo, non vanno trascurate le reali doti creative di Sanchioni. I testi sono per lo più interessanti ed efficaci, spesso ironici, incisivi. Anche dal punto di vista musicale, composizioni ed arrangiamenti rivelano una certa ricerca, ed una band di musicisti competente ed affiatata. Molto interessanti per esempio l'avvio della prima traccia "Gli intellettuali non salveranno il mondo"giocato su un violino "arrabbiato", e sapienti, volute dissonanze, nonché l'uso originale di chitarra elettrica, percussioni e "suoni quotidiani" inseriti in diversi pezzi. Tutto sommato un lavoro in cui si riscontrano ben poche pecche. Sono occasioni come questa, quelle in cui vien da pensare a come, nel giro di relativamente pochi anni (una ventina o poco più) le difficoltà ed i problemi dei musicisti che vogliono far conoscere la propria opera si siano trasformati quasi capovolgendosi. Un tempo era la difficoltà oggettiva a raggiungere il pubblico e riuscire a far sentire il proprio lavoro ad ostacolare chi si cimentava nella creazione musicale. Oggi, al contrario, è la quasi eccessiva facilità di diffusione data dal web, a generare un "mare magnum" di produzioni musicali che ha travolto il potenziale uditorio. Ingoiando, sommergendo, ed infine livellando un po' tutto e tutti. Facendo sì che lavori pur di buon livello come questo finiscano per confondersi in un non meglio identificato "già sentito". Per questo motivo consigliamo sempre - e nel caso di autori con ottime potenzialità come Marco Sanchioni - un ulteriore sforzo di originalità per arrivare a distinguersi dalla massa.

Maurizia Vaglio